Privacy Policy Feel Your Life - Il libro di Michela D'Adamo, raccontando un'esperienza.
Attraverso il mio libro.
La mia esperienza
Questa sezione del sito parla di me, della mia esperienza e di come ho cambiato il rapporto con la vita stessa, migliorandola attraverso la buona alimentazione e l'informazione su come prevenire e curare questo genere di malattia attraverso i percorsi di Medicina Integrata
Michela D'adamo & Feel Your Life.

La mia Esperienza

Feel Your Life è un progetto che dona speranza, un faro nel buio che aiuta a non perdersi a causa dello sconforto, generato da il male dei nostri tempi, il cancro. Esistono molti modi per prevenire e curare il cancro, tra cui la medicina integrata.
Questa, a supporto di quella tradizionale, aiuta a migliorare il proprio stile di vita ed a prevenire e curare malattie di questo tipo. Feel your life ti offre indicazioni utili sulle metodiche della medicina integrata. Informa, attraverso la comunicazione semplice di Bollettini salute, sulle sostanze funzionali utilizzate in medicina integrata, su articoli scientifici ed autorevoli in campo di nutrizione e prevenzione.
Condivide indirizzi utili di centri e medici del circuito integrato. Inoltre il progetto Feel Your Life, tramite una raccolta fondi, che verrà istituita in seguito, aiuterà tutti coloro che vogliono affrontare un percorso di medicina integrata e non hanno le possibilità economiche, in quanto la medicina integrata non è sostenuta dallo stato italiano. Il nostro obbiettivo primario, è creare un gruppo affiatato di volontari che aiutino la causa per sostenere l’impegno nella formazione di una no-profit, per donare il ricavato ottenuto tramite una raccolta fondi a chi non può.

libro

Dal mio libro

Il mio libro, parla della mia esperienza e di come ho reagito alla malattia.
Mi piacerebbe che le mie parole potessero essere d’aiuto a tutti coloro che sprofondano in questo abisso chiamato cancro.

Michela D’Adamo, fondatrice di Feel Your Life.
Il mio cuore è diviso a metà, tra l’Italia e gli Stati Uniti.

Attraverso le mie parole, racconto la mia esperienza su come affrontare uno dei mali più gravi di questo secolo, il Cancro.

21 luglio 2011

Ho il cancro

…Ho riflettuto molto prima di scriverti. Dapprima, non volevo dare la notizia a nessuno. Non avevo voglia di raccogliere compassione e immaginare i soliti commenti alle mie spalle: “Poverina…”. Così, dopo i primi giorni di rabbia, seguita da una grande confusione e da incredulità, mentre ero risucchiata da un turbinio di emozioni che solo “quando tocca a te”  riesci a comprendere, sono arrivata alla conclusione che non ha senso tacere, o almeno non con gli amici più cari…
Una decina di giorni fa, con una telefonata dall’Italia, mia sorella Lucia mi ha informata sull’esito dell’analisi istologica dei tessuti asportati a giugno: Adenocarcinoma Endometroide. Ho il cancro.
Eh no! Non fare quella faccia lì! Non ti permettere di pronunciare l’odiosa parola che non vorrei udire da nessuno, altrimenti rischi un volo di sola andata per il Vermont, in pieno inverno, of course. Sono invece ammesse tutta le esclamazioni dello scibile umano, da quella classica, prêt-à-porter, di facilissima intuizione, a quelle più ricercate, elencate nel libro virtuale delle imprecazioni internazionali,  tipo l’indiana Salla Gadda, o tutto ciò che potrà venirti in mente…
Niente male eh!? In effetti, sentivo la necessità di darmi un po’ di tono!…
Comunque, prima di salutarti vorrei confidarti la decisione presa nei confronti dei miei genitori. Loro non devono sapere. Hanno già troppi problemi di salute per doversi fare carico anche dei miei e dopo la scomparsa di mia sorella Caterina per un terribile glioblastoma quando aveva solo 15 anni, non posso dare loro il peso di una nuova diagnosi in famiglia. La distanza che ci separa, renderà tutto relativamente più semplice. Se mi fermo a riflettere, la mia mente sussurra una domanda: “Non dovrei essere io la persona alla quale alleggerire il peso?” Eppure, il mio cuore è convinto di aver maturato la giusta decisione tenendoli all’oscuro di tutto. Non hanno mai elaborato quel terribile lutto e temo che non possano contare sulla forza che invece sto scoprendo in me. Forse, voglio solo proteggerli e risparmiare loro altra sofferenza.
La vita è un abito cucito su misura, con dettagli che nessun altro, al di fuori di te, può davvero comprendere fino in fondo, e la volontà deve essere attinta dalle tue risorse, perchè nessuno può sostituirsi a te. Credo che questa “tegola”, utilizzando una metafora per indicare la malattia, sia giunta per spingermi a fare ordine nella mia vita, per aiutarmi a ristabilire ruoli e priorità. Niente arriva per caso e questa diagnosi può essere giunta come opportunità di evoluzione e crescita. Forse sembrerò folle ad utilizzare la parola “opportunità”, ma questo approccio mi spinge a cercare nel “mio pozzo” la fonte da cui attingere tutti gli ingredienti necessari ad affrontare questa sfida.

Caspita, avrei preferito una modalità più soft, certo, ma questo è quello che ha passato il convento!

P.S.

Un ultimo pensiero: ti invito a non aver timore e a non cadere nel limbo di chi non sa cosa dire o cosa fare. Non ho cambiato identità, sono sempre io.